Tutti gli esoneri e i bonus per le madri lavoratrici nel 2026
Nel 2026 le madri lavoratrici hanno a disposizione tre strumenti distinti: un esonero contributivo al 100% fino a 3.000 euro l'anno, un bonus mensile di 60 euro (il cosiddetto bonus mamme) e un incentivo per chi le assume. I primi due si escludono a vicenda: se hai il contratto giusto per l'esonero, il bonus mamme non ti spetta, e viceversa. Capire in quale casella cadi vale fino a 3.000 euro l'anno.
Esonero contributivo al 100%: fino a 3.000 euro all'anno
L'esonero contributivo per madri lavoratrici, introdotto dalla Legge n. 213 del 30 dicembre 2023 (articolo 1, comma 180), abbatte al 100% la quota di contributi IVS a carico della lavoratrice. Significa che per tutto il 2026 non paghi i contributi previdenziali dalla tua busta paga, fino a un tetto di 3.000 euro annui. La pensione non ne risente: l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche resta piena, come se i contributi fossero stati versati.
A chi spetta? Alle lavoratrici madri di tre o più figli, con il più piccolo ancora minore di 18 anni, con un contratto a tempo indeterminato (full-time o part-time). Niente da fare per le lavoratrici domestiche, mentre rientrano i contratti di apprendistato e i rapporti di lavoro subordinato con cooperative.
L'importo mensile è di 250 euro, per un massimo di 3.000 euro nell'arco dell'anno. Se il rapporto di lavoro inizia o finisce nel corso del mese, il beneficio viene riproporzionato: 8,06 euro per ogni giorno di fruizione.
Sulla compatibilità con le altre misure conviene chiarire un equivoco che circola ancora. L'esonero è cumulabile con gli sgravi contributivi a carico del datore di lavoro. Era invece alternativo all'esonero IVS del comma 15 della stessa L. 213/2023, quello che nel solo 2024 tagliava di 6 o 7 punti i contributi sotto una certa soglia di retribuzione. Dal 2025 quell'esonero non esiste più: al suo posto ci sono la somma integrativa e l'ulteriore detrazione del cuneo fiscale, che passano dall'IRPEF e non dai contributi. Il problema del cumulo, oggi, non si pone.
La misura scade il 31 dicembre 2026. Al momento nessuna proroga è stata confermata, quindi vale la pena sfruttarla finché c'è.
Quanto vale davvero in busta paga
Tremila euro di contributi esonerati non sono tremila euro netti in più. I contributi si deducono dal reddito imponibile: non pagarli fa salire la base IRPEF, e una parte del beneficio se ne va in imposta.
Questi importi escono dallo stesso motore del calcolatore del sito, che ha una casella «madre lavoratrice» apposta (Lombardia, addizionale comunale 0,8%, 13 mensilità, nessun altro carico familiare).
| RAL | Contributi esonerati | Guadagno netto annuo | Al mese |
|---|---|---|---|
| 25.000 € | 2.298 € | ~1.504 € | ~116 € |
| 30.000 € | 2.757 € | ~1.612 € | ~124 € |
| 35.000 € | 3.000 € (tetto) | ~1.325 € | ~102 € |
| 40.000 € | 3.000 € (tetto) | ~1.299 € | ~100 € |
Dalla norma non si vedono due cose. La prima: il tetto di 3.000 euro comincia a mordere intorno ai 32.600 euro di RAL, perché è lì che il 9,19% di contributi arriva a 3.000 euro. Sotto quella soglia l'esonero è davvero integrale, sopra copre solo una parte.
La seconda è che il beneficio netto non segue lo stipendio. Il punto più alto sta intorno ai 27.000 euro di RAL, dove vale circa 1.690 euro l'anno. Il più basso sta fra i 36.000 e i 37.000, dove scende a circa 1.235. In quella fascia l'imponibile più alto erode l'ulteriore detrazione del cuneo fiscale: quello che l'esonero dà da una parte, l'IRPEF lo riprende dall'altra. Più su la detrazione si esaurisce del tutto, non resta niente da erodere e il beneficio risale: intorno ai 44.000 euro torna sopra i 1.650.
Per la tua situazione, con la tua regione e il tuo comune, puoi calcolare il netto con e senza esonero.
Bonus mamme 2026: 60 euro al mese
Il bonus mamme 2026, previsto dalla legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), è una misura ponte. Copre il vuoto lasciato dal rinvio dell'esonero parziale della legge 207/2024, che era atteso per quest'anno ed è slittato al 1° gennaio 2027.
I requisiti si dividono in due binari. Primo binario: madri di due figli, con il più piccolo sotto i 10 anni. In questo caso basta avere un reddito da lavoro annuo non superiore a 40.000 euro e qualsiasi tipo di contratto (determinato, indeterminato, parasubordinato, autonomo). Secondo binario: madri di tre o più figli, con il più piccolo sotto i 18 anni, che non hanno un contratto a tempo indeterminato. Qui valgono i rapporti a tempo determinato, parasubordinati e autonomi. Le lavoratrici domestiche sono escluse in entrambi i casi.
Il bonus vale 60 euro al mese per 12 mensilità, cioè 720 euro l'anno. Sul conto però non arriva mese per mese: le quote da gennaio a novembre vengono liquidate insieme a quella di dicembre, in un'unica soluzione a dicembre 2026. È esente da imposte e contributi e non rileva ai fini ISEE, quindi non peggiora la posizione per altre prestazioni.
Cambia anche il modo in cui i due strumenti arrivano, e vale la pena saperlo per non restare in attesa della cosa sbagliata. Il bonus mamme lo paga l'INPS su domanda, che si presenta dopo la nascita del figlio, una volta ottenuto il suo codice fiscale. L'esonero contributivo lo applica il datore di lavoro sul cedolino, mese per mese, appena gli comunichi i codici fiscali dei figli.
Incentivo per le assunzioni di madri (per i datori di lavoro)
Se sei un datore di lavoro, la legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ti azzera i contributi previdenziali a tuo carico: 100% di esonero, fino a 8.000 euro l'anno per ciascuna lavoratrice. Vale per le assunzioni di madri con tre o più figli minori di 18 anni che risultano disoccupate da almeno sei mesi. Fuori dall'esonero restano i premi INAIL.
La durata dipende dal tipo di contratto: 24 mesi per un'assunzione a tempo indeterminato, 18 mesi per una trasformazione da determinato a indeterminato, 12 mesi per un contratto a tempo determinato. Sono esclusi l'apprendistato e il lavoro domestico, e l'incentivo non è cumulabile con altri esoneri contributivi.
Resta però la compatibilità con la maggiorazione del costo del lavoro in deduzione, prevista dall'articolo 4 del D.Lgs. 216/2023. Su una RAL di 30.000 euro i contributi a carico azienda sono circa 7.100 euro l'anno, quindi l'esonero li copre per intero. Il tetto degli 8.000 euro comincia a mordere solo sopra i 33.600 euro di RAL.
Se la madre disoccupata sei tu, questo è un argomento da mettere sul tavolo in un colloquio: per chi ti assume vale fino a 8.000 euro l'anno per due anni. Nel frattempo, quanto ti spetta di indennità di disoccupazione lo verifichi con il calcolatore NASpI.
Cosa cambia dal 2027
Dal 1° gennaio 2027 dovrebbe entrare in vigore l'esonero parziale previsto dalla legge 207/2024 (articolo 1, commi 219 e 220). L'esonero di oggi è riservato alle madri con tre o più figli e contratto a tempo indeterminato; il nuovo regime coprirà anche le madri di due figli, dipendenti e autonome.
Il condizionale è d'obbligo. La misura era prevista per il 2025, è stata rinviata al 2026 e poi al 2027, e il decreto ministeriale che deve fissarne importi e modalità non è ancora uscito. Finché non esce, di questo esonero si conosce solo la platea.
Per chi ha due figli il 2027 potrebbe portare più dei 720 euro del bonus mamme, ma quanto di più oggi non lo sa nessuno.
Quale agevolazione ti spetta?
Ricapitoliamo, per profilo:
- Tre o più figli, contratto a tempo indeterminato: esonero contributivo al 100%, fino a 3.000 euro l'anno. Il bonus mamme non spetta in questo caso, perché riservato a chi non ha un contratto indeterminato.
- Due figli, qualsiasi tipo di contratto: bonus mamme da 60 euro al mese (720 euro l'anno), se il reddito da lavoro non supera 40.000 euro.
- Tre o più figli, senza contratto a tempo indeterminato: bonus mamme da 60 euro al mese, stesso tetto reddituale di 40.000 euro.
- Tre o più figli, disoccupata da almeno sei mesi: incentivo per chi ti assume, fino a 8.000 euro l'anno di sgravi contributivi per il datore.
- Dal 2027: nuovo esonero parziale per madri di due o più figli, dipendenti e autonome. Importi e regole da definire con decreto.
Per vedere dove finiscono queste voci nel cedolino c'è la guida alla busta paga. Il trattamento integrativo è l'altro bonus che passa dalla busta paga. Un punto di contatto con l'esonero ce l'ha: alzando l'imponibile IRPEF, può spostarti oltre la soglia di reddito che dà diritto al trattamento.