Trattamento integrativo 2026 (ex bonus Renzi): a chi spetta e come si calcola

Ti hanno detto che sotto i 28.000 euro spettano 100 euro al mese, e in busta paga non li trovi. Non è un errore del datore di lavoro. Sopra i 16.518 euro di RAL, se non hai familiari a carico né altre spese da detrarre, il trattamento integrativo è zero. La soglia dei 28.000 euro esiste davvero, ma da sola non basta a farlo scattare.

Cos'è il trattamento integrativo e quanto vale

Il trattamento integrativo è un credito d'imposta fino a 1.200 euro l'anno, circa 100 euro al mese. Lo ricevi direttamente in busta paga se sei un dipendente con reddito medio-basso. Non concorre a formare il reddito imponibile, quindi non aumenta le imposte che paghi.

È nato nel 2020 al posto del bonus Renzi da 80 euro. Nel 2026 vale con le stesse soglie: la Legge di Bilancio 2026 non lo ha toccato.

Chi ne ha diritto

Il bonus spetta ai lavoratori dipendenti (e assimilati) con un reddito complessivo annuo fino a 28.000 euro, ma l'importo dipende dalla fascia di reddito:

Sono inclusi anche: lavoratori in cassa integrazione, percettori di NASpI e DIS-COLL, lavoratrici in congedo di maternità obbligatorio. Sono esclusi pensionati, lavoratori autonomi con partita IVA e incapienti.

Come si calcola per la fascia 15.000-28.000 euro

Per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro, il calcolo non è automatico come per la fascia bassa. L'importo dipende dalla capienza fiscale: le detrazioni spettanti devono superare l'imposta lorda.

Contano queste detrazioni:

La formula è: Bonus = min(1.200, Detrazioni spettanti − IRPEF lorda). Se le detrazioni non superano l'IRPEF lorda, il bonus è zero.

Quanto spetta davvero: i numeri per fascia di RAL

La tabella mostra il trattamento integrativo effettivo per un lavoratore dipendente senza familiari a carico e senza altre detrazioni, su 13 mensilità con le regole 2026. Le cifre escono dallo stesso motore di calcolo del nostro calcolatore, non da una stima.

RALReddito imponibileIRPEF lordaDetrazione lavoroTrattamento integrativo
12.000 €10.897 €2.506 €1.955 €1.200 €
15.000 €13.621 €3.133 €1.955 €1.200 €
16.500 €14.984 €3.446 €1.955 €1.200 €
16.600 €15.074 €3.467 €3.093 €0 €
18.000 €16.346 €3.760 €2.977 €0 €
22.000 €19.978 €4.595 €2.644 €0 €
26.000 €23.611 €5.431 €2.312 €0 €

Il punto di rottura è a 16.518 euro di RAL, che corrisponde esattamente a 15.000 euro di reddito imponibile. Fino a lì il bonus è pieno, 1.200 euro l'anno. Un euro sopra, per un lavoratore senza carichi di famiglia, diventa zero. Non è un arrotondamento. Guarda la colonna della detrazione per lavoro dipendente: a 16.600 euro di RAL salta da 1.955 a 3.093 euro, e quel salto cambia il verso della verifica di capienza.

Per chi non ha nient'altro da detrarre la verifica di capienza non si supera mai: la sola detrazione per lavoro dipendente non basta.

Per verificare il tuo caso, con i tuoi familiari a carico e le tue detrazioni, calcola il tuo stipendio netto tenendo attivo il flag "Bonus IRPEF 100€".

Quando il bonus riappare tra 15.000 e 28.000

Il bonus torna a spettare quando alle detrazioni per lavoro dipendente se ne sommano altre, quelle elencate sopra: più se ne accumulano, più è probabile che il totale superi l'IRPEF lorda. È il motivo per cui due colleghi con lo stesso stipendio possono trovarsi uno con il trattamento integrativo in busta paga e l'altro senza: la differenza non sta nella retribuzione, sta in un mutuo o in un figlio a carico.

Come lo calcola il calcolatore di Stipendee

Nel calcolatore dello stipendio netto il trattamento integrativo è controllato dal checkbox "Bonus IRPEF 100€". Ecco come lo calcoliamo:

Nota: anche altre detrazioni che il calcolatore non chiede (mutui, ristrutturazioni, spese mediche) concorrono alla verifica di capienza. Se ne hai, l'importo che vedi in busta paga può essere più alto della nostra stima.

Cosa cambia nel 2026

Il trattamento integrativo resta in vigore anche nel 2026, con le stesse soglie. Sono 1.200 euro l'anno fino a 15.000 euro di reddito complessivo, poi la verifica di capienza nella fascia 15.000-28.000. Quello che gli sta intorno, però, sposta il netto.

La riduzione dell'IRPEF. Dal 1° gennaio 2026 l'aliquota del secondo scaglione (28.000-50.000 euro) è scesa dal 35% al 33%. Non tocca il trattamento integrativo, che si ferma a 28.000 euro. Alleggerisce però l'imposta di chi sta appena sopra la soglia: con una RAL di 35.000 euro sono 76 euro l'anno, a 40.000 sono 166. È una delle ragioni per cui il salto tra chi prende il bonus e chi no oggi pesa meno.

Il taglio del cuneo fiscale. Il trattamento integrativo convive con le due misure introdotte dalla Legge 207/2024 e confermate per il 2026: la somma integrativa per redditi fino a 20.000 euro e l'ulteriore detrazione tra 20.000 e 40.000. Sono cumulabili con il trattamento integrativo. Con una RAL di 16.500 euro incassi 1.200 euro di trattamento integrativo più 794 di somma integrativa. Quasi 2.000 euro l'anno: è la ragione per cui in quella fascia il netto è proporzionalmente così alto.

L'effetto soglia tra 8.500 e 9.000 euro. Resta il punto critico segnalato fin dal 2025 e non del tutto risolto. Sotto la no-tax area il bonus non spetta perché non c'è imposta da cui scontarlo. Appena sopra, il meccanismo di capienza può restituire un importo ridotto invece dei 1.200 euro pieni. È una zona in cui conviene verificare il cedolino invece di dare per scontato l'importo.

Dal bonus Renzi al trattamento integrativo

Se cerchi "bonus Renzi" stai cercando questa misura, con un nome che non esiste più da anni ma che è rimasto nell'uso comune. Vale la pena ricostruire il percorso, perché gli importi che girano ancora online sono spesso quelli vecchi.

Quindi: bonus Renzi, bonus 80 euro, bonus 100 euro, bonus IRPEF e trattamento integrativo sono la stessa cosa, in fasi diverse. Oggi vale fino a 1.200 € l'anno e le regole sono quelle descritte sopra.

Come ricevere il bonus

Non devi fare nulla. Il datore di lavoro te lo paga automaticamente in busta paga, senza domanda. Se non hai un sostituto d'imposta, lo recuperi con la dichiarazione dei redditi (modello 730).

Attenzione al conguaglio: se il tuo reddito complessivo supera le soglie o non hai capienza fiscale sufficiente, a fine anno potresti dover restituire parte del bonus. Se lavori con più datori o hai un reddito vicino ai 15.000 euro, puoi chiedere al datore di non erogarlo mese per mese e recuperarlo in dichiarazione.

Fonti istituzionali

Cos'è il trattamento integrativo?

Il trattamento integrativo è un credito d'imposta fino a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese), erogato direttamente in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Non concorre alla formazione del reddito imponibile. È strutturale: non va rinnovato ogni anno e la Legge di Bilancio 2026 non lo ha modificato.

Chi ha diritto al trattamento integrativo?

Spetta ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo annuo fino a 28.000 euro. Per redditi fino a 15.000 euro si riceve il bonus massimo di 1.200 euro annui, a condizione che l'IRPEF lorda superi la detrazione per lavoro dipendente (no-tax area a circa 8.500 euro). Per redditi tra 15.000 e 28.000 euro, il bonus è pari alla differenza tra detrazioni spettanti e imposta lorda, fino a un massimo di 1.200 euro. Non spetta a pensionati, autonomi con partita IVA e incapienti.

Come viene calcolato il trattamento integrativo tra 15.000 e 28.000 euro?

Per redditi tra 15.000 e 28.000 euro, il bonus è pari alla differenza tra la somma delle detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, interessi mutui prima casa, spese edilizie e sanitarie) e l'IRPEF lorda, fino a un massimo di 1.200 euro annui. Se le detrazioni non superano l'IRPEF lorda, il bonus è zero.

Come viene erogato il trattamento integrativo?

Viene erogato automaticamente dal datore di lavoro in busta paga, senza necessità di domanda. In assenza di sostituto d'imposta, si recupera tramite dichiarazione dei redditi (modello 730). Attenzione: a fine anno potrebbe essere necessario restituire parte del bonus se il reddito supera le soglie. Scopri come leggere la tua busta paga

Il bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

Sì, ma con un altro nome: dal 2020 si chiama trattamento integrativo. È la stessa misura, passata da 80 euro al mese (960 euro l'anno, dal 2014) a 100 euro al mese (1.200 euro l'anno). Quindi bonus Renzi, bonus 80 euro, bonus 100 euro, bonus IRPEF e trattamento integrativo indicano tutti la stessa cosa, in fasi diverse della sua storia.

A chi spetta il bonus Renzi oggi?

Ai lavoratori dipendenti e assimilati con reddito complessivo fino a 28.000 euro. Fino a 15.000 euro di reddito imponibile, pari a circa 16.518 euro di RAL, spetta l'importo pieno di 1.200 euro l'anno. Tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se la somma delle detrazioni supera l'IRPEF lorda, quindi in pratica solo con familiari a carico, mutuo prima casa o altre spese detraibili. Sono esclusi pensionati, partite IVA e incapienti.

Quanto trattamento integrativo spetta con la mia RAL?

Con una RAL fino a 16.518 euro l'importo è pieno: 1.200 euro l'anno, circa 100 euro al mese. Sopra quella soglia, per un lavoratore senza familiari a carico e senza altre detrazioni, l'importo è normalmente zero. Con 18.000, 22.000 o 26.000 euro di RAL e nessuna altra detrazione il bonus non spetta, perché la sola detrazione per lavoro dipendente non supera mai l'IRPEF lorda.

Il trattamento integrativo è cambiato nel 2026?

No, importo e soglie sono rimasti gli stessi e la Legge di Bilancio 2026 non lo ha modificato. È cambiato il contesto: l'aliquota IRPEF del secondo scaglione è scesa dal 35% al 33%, e restano attive le due misure del taglio del cuneo fiscale (somma integrativa fino a 20.000 euro e ulteriore detrazione tra 20.000 e 40.000 euro), cumulabili con il trattamento integrativo.